Tanti Auguri Harry’s Bar!

Per festeggiare i 65 anni inaugurata una nuova Luxury Lounge al piano superiore.

Stile inconfondibile, qualità di livello internazionale nella più classica semplicità, ma eseguita alla perfezione. Un menu di piatti e di cocktail che in 65 anni è rimasto inossidabile, accanto a nuove proposte. Accogliente, elegante, discreto: in due parole Harry’s Bar. Ed è giusto per festeggiare questo compleanno che la famiglia Bechi, proprietaria del locale, ha voluto offrire alla propria clientela non tanto un nuovo ambiente quanto un ambiente nuovo.

Al piano superiore, con una elegante apertura a vetri comandata da un meccanismo a codice, si accede alla nuova Luxury Lounge. Una sala omologa a quella del piano inferiore con 5 finestre panoramiche sul lungarno ed un banco bar che porta un tema nuovo, quello di Simonetta Vespucci, la nobildonna italiana, tra le più note del rinascimento, amata, fra gli altri, da Botticelli che ne fece la sua musa, rendendola eterna nei suoi più famosi dipinti. Ed è proprio lo sfondo di questi dipinti, costituito da piante di arancio, che ha ispirato l’avvocato Antonio Bechi, al timone dell’Harry’s, nel creare lo sfondo che caratterizza questo ambiente.

Negli anni Sessanta e Settanta, quando Firenze era ancora una meta da red carpet, e quella che allora si chiamava “jet society” scendeva di preferenza al Grand Hotel o all’Excelsior in piazza Ognissanti, a questi tavoli sedevano Richard Burton in compagnia di Liz Taylor, Greta Garbo che, già anziana arrivava con i bodyguard. Margaux Hemingway, attrice, nipote del grande Ernest, volle “battezzare” il suo personale sgabello al bar. Si fece portare una bottiglia di champagne, staccò l’etichetta e l’attaccò sotto lo sgabello. Dov’è ancora. E Robin Williams che una volta si versò il vino sulla camicia: il personale gli fornì una maglietta del locale, e con quella lui girò tutto il giorno per Firenze. E come non ricordare Franco Zeffirelli, Paul Newman, il ferrarista Jean Alesi, sir Roger Moore che fu 007 e lo scultore Fernando Botero.

Harry’s Bar. Un mito, dal 1953. Non ancora tramontato, e sempre vivo tra i fiorentini. Imprenditori che pranzano sempre allo stesso tavolo, famiglie che si riuniscono la domenica, ma anche giovani che tra le eleganti boiseries festeggiano fino a notte fonda le nozze in mezzo agli amici, tra le note del piano bar e i cocktail del bar manager pluripremiato Thomas Martini.

Ma la storia di questo locale è intrigante, fino dalla nascita, fino dal nome. Una storia che potrebbe cominciare con il classico “c’era una volta”. Anzi, c’erano. Perché a volerlo furono in tre: due fiorentini, Enrico Mariotti e Raffaello Sabatini che, dopo aver girato il mondo lavorando in grandi alberghi – Parigi, Londra, Lucerna, la Germania – e dopo vent’anni all’Excelsior, decisero di aprire un locale insieme. L’avrebbero chiamato “Boston”. Ma la storia ricostruita in una pubblicazione di Alessandro Querci attraverso i racconti dei figli e degli eredi porta al terzo personaggio, il leggendario Giuseppe Cipriani, e alla sua idea: “Macché Boston, facciamo piuttosto un bell’Harry’s Bar a Firenze, vi mando io lo chef e il barman”.

Nacque così l’unico Harry’s Bar al mondo che discende direttamente da quello di Venezia, esclusi ovviamente quelli fondati dalla famiglia Cipriani. E l’unico che abbia avuto un gemello, identico in tutto e per tutto. Per trent’anni, dal 1972 al 2002, c’era un Harry’s Bar a Los Angeles che era la copia esatta di quello fiorentino, con le stesse boiseries rifatte identiche da artigiani fiorentini sulle sponde del Pacifico.

Con qualche chicca di curiosità, come racconta ancora Querci: la celebre tartare di manzo – che oggi reca sulla carta la specifica “manzo nazionale Igp”, e anche questo non è un caso – da sempre battuta e condita al tavolo davanti al cliente, è l’unica tra i piatti classici a non provenire da Venezia.

Altre specialità: i tagliolini gratinati al Parmigiano con prosciutto, il cocktail di gamberi in salsa Marie Rose, gli spaghettini di grano duro “la Sergio”, le code di gamberi o il pollo al curry aromatico con riso pilaf e mango chutney, ma anche l’insalata di pollo, l’hamburger, il piatto di milanesine, il club sandwich, perfino la purée di spinaci. Stessi “titoli”, stesse ricette.

E poi personaggi. Come il direttore Roberto Focardi. Una miniera di informazioni, e al tempo stesso un’attenzione maniacale agli ingredienti.

Così si apprende che i tortellini al ragout arrivano da Parma, da Orlandini, e sono realizzati con 12 uova per ogni chilo di farina (metà intere, metà solo rossi), mentre il ragout, da carne selezionata di manzo e maiale, cuoce a fuoco basso e lento per otto-nove ore.  I salumi serviti per gli aperitivi e per gli aficionados che non sanno farne a meno, magari con una coppa di champagne, sono tutti prodotti da artigiani toscani. Il curry aromatico per il riso è una miscela di polveri selezionate ad una ad una: lo racconta il giovane chef Saverio Giuliani, fiorentino e tifosissimo della Fiorentina, un bel percorso ricco di esperienza fino ad approdare un anno fa alla cucina dello Harry’s Bar, dove divide il lavoro con il suo secondo Karam Fadel, gli altri cuochi della brigata e i tanti stagisti che scelgono di passare da quei fornelli per apprendere le basi di un gusto classico e intramontabile: ne sono un esempio i delicatissimi tagliolini gratinati al Parmigiano e prosciutto, un piatto senza età ma anche senza orpelli, che viene sporzionato con abilità dal personale al tavolo.

La carta presenta comunque anche creazioni del momento, piatti che variano quattro volte l’anno, secondo le stagioni: in inverno un delizioso filetto di baccalà, il maialino da latte croccante con salsa medicea, l’immancabile “fiorentina”, l’ossobuco con riso e zafferano, la scaloppa di foie gras con brioche e datteri, gli gnocchi di patate con pescatrice e carciofi, il risotto Carnaroli al Brunello di Montalcino e piccione.

Un capitolo a parte lo meritano le ostriche e il loro compagno più naturale, lo champagne, protagonista assoluto con una bella selezione di etichette e di cru in una carta dei vini importante, ricca di griffes e grandi bottiglie.

Da non trascurare il BAR, affidato al pluripremiato Thomas Martini: i “must” sono sempre il Bellini, il Martini, il Negroni, e c’è grande richiesta di Manhattan, di Old Fashioned, di Bullshot. Non manca qualche innovazione, senza esagerare: coppe e versatori, come il mug per il Moscow Mule o la doppia coppa in metallo del Martini. O ancora i Gin Tonic aromatizzati, i prodotti toscani, tra vodka e gin, gli sciroppi alla rosa, alla frutta. Insomma, qualità nel classico. Harry’s Bar, what else.

 

Harry’s Bar - Lungarno Vespucci 22r - 055 2396700 - aperto tutti i giorni dalle 12 alle 00 - www.harrysbarfirenze.com

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