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Ristoranti e #fase2

Impegno chiaro della grande associazione del commercio a fianco dei Ristoratori Toscani. 


“È il momento di fare uno sforzo straordinario tutti insieme – ha detto il Presidente toscano Nico Gronchi – in particolare per il settore food, ristorazione, bar, pubblici esercizi. Dobbiamo mantenere alta l'attenzione, anche con iniziative sul territorio come quelle dei ristoratori toscani; in quel movimento e in tanti altri che stanno nascendo, ci sono tanti nostri associati e colleghi e allora raccogliamo la sfida tutti insieme." 

"Noi ci siamo e questa diventa la sfida di Confesercenti: 10 proposte per ristorazione e food, su cui vogliamo convogliare le forze di tutti i ristoratori della Toscana"


L'asporto e il delivery sono strumenti e non la soluzione:  bene manifestazioni ed eventi, pur di tenere alta l'asticella, ma non ci fermiamo a questo perché sulla ristorazione e tutti i comparti del food occorrono, subito, risposte specifiche. 


1 Prolungamento cassa integrazione.


2 Decontribuzione per i lavoratori che tornano attivi.


3 Azzeramento tributi locali per i mesi di chiusura e abbattimento per i mesi di restrizioni.


4 Abbattimento commissioni sui ticket restaurant e pagamento tramite app per fluidificare il servizio.


5 Ampliamento spazi all’aperto dei locali in deroga alle normative attuali senza oneri aggiuntivi.


6 Indennizzo a fondo perduto per i mesi di chiusura


7 Azzeramento costi moneta elettronica.


8 Intervento sugli affitti per ridurne drasticamente il peso.


9 Misure di distanziamento concretamente applicabili.  


10 Garanzia dello Stato al 100% sui prestiti e restituzione in 10 anni. 


Chiunque ha voglia e proposte dia una mano - conclude Gronchi - Confesercenti, in ogni territorio, è la casa delle imprese, tutte le imprese e in particolare quelle che oggi stanno affrontando le difficoltà di una chiusura pesantissima e le paure e le incertezze per il futuro della propria attività.”


Bar e ristoranti dal 1 giugno? “Si rischia il fallimento”

 “Governo: la misura è colma, subito le risorse o troverà solo macerie”


La più importante associazione di categoria del mondo italiano delle ristorazione è saltata letteralmente  sulla sedia dopo l’ultima conferenza stampa del Presidente del Consiglio Conte.

E ha replicato con parole finalmente dure e chiare. Eccole.

“I nostri dipendenti stanno ancora spettando la cassa integrazione, il decreto liquidità stenta a decollare, oggi apprendiamo che potremo riaprire dal 1 giugno. Significano altri 9 miliardi di danni che portano le perdite stimate a 34 miliardi in totale dall’inizio della crisi.

Forse non è chiaro che si sta condannando il settore della ristorazione e dell’intrattenimento alla chiusura. Moriranno oltre 50.000 imprese e 350.000 persone perderanno il loro posto di lavoro.

Bar, ristoranti, pizzerie, catering, intrattenimento, per il quale non esiste neanche una data ipotizzata, stabilimenti balneari sono allo stremo e non saranno in grado di non lavorare per più di un mese. Accontentati tutti coloro, che sostenevano di non riaprire, senza per altro avere alcuna certezza di sostegni economici dal Governo. Servono risorse e servono subito a fondo perduto, senza ulteriori lungaggini o tentennamenti, sappiamo solo quanto dovremo stare ancora chiusi, nulla si sa quando le misure di sostegno verranno messe in atto. Tutto questo a dispetto sia del buon senso che della classificazione di rischio appena effettuata dall’Inail che indica i Pubblici Esercizi come attività a basso rischio. Questo nonostante la categoria abbia messo a punto protocolli specifici per riaprire in sicurezza. La misura è colma”.

 


Protocollo Burioni per i nostri amati Ristoranti

Firenze, 5 maggio – Sprizza quasi ottimismo sui tempi della fine della pandemia il noto virologo italiano Roberto Burioni che, rubato al salotto domenicale di Fazio da Sara Boriosi del sito Intravino e titolare dell’enoteca Giò di Perugia, ci regala, nel corso di un’amabile conversazione, elementi semplici ma salienti per immaginare una sorta di protocollo per la riapertura di ristoranti e locali che riepiloghiamo volentieri (https://www.facebook.com/sara.boriosi)

 

È un Burioni ottimista, non incline a spaventare e a rimandare alle calende greche l’uscita dalla quarantena, quello che ascoltiamo. Di fronte per esempio all’ennesimo quesito-mantra-auspicio(?) “le-nostre-abitudini-dovranno-cambiare-per-sempre”, se ci dobbiamo cioè aspettare dunque un mondo nuovo, inedito, risponde allegro e categorico: IL CAMBIAMENTO è solo TEMPORANEO, e presto – aggiunge - grazie alle cure e poi al vaccino che consentiranno di affrontare al meglio le forme più gravi che il virus può scatenare (vedi casi in terapia intensiva) torneremo alla vita di sempre. Aggiungendo, rivolto ai ristoratori: “state certi che nel momento in cui questa storia finirà saccheggeremo le vostre dispense e cantine!”.

Incoraggiante anche lo scenario a breve: il virus spiega, come tutti i virus influenzali precedenti, potrebbe grazie all’estate “darci una tregua”, “chissà che il 15 giugno non sia scomparso”. “Fino al 1950 – ricorda - in Italia c’era la tubercolosi, ma non per questo si stava chiusi in quarantena…”.

Concorda inoltre che sia arrivato il momento di ricominciare: “non possiamo stare in casa altri 2 mesi”, chiosa, ricordando ovviamente tutte le cautele, le prudenze, le mascherine e… lavarsi le mani!

 

Considerate le modalità di propagazione del virus – le famose impercettibili gioccioline che emettiamo quando parliamo o respiriamo, resta importante la distanza di almeno 1 metro dall’interlocutore: per i ristoranti ritiene che i tavoli all’aperto saranno molto più indicati per ricominciare l’attività, posti a giusta distanza uno dall’altro. Chiaramente chi prenota insieme (famiglia o congiunti vari, per dirla con una parola in voga) siede allo stesso tavolo. Rievocando un caso cinese che ha studiato ne deduce che il ristorante è tra i luoghi meno insidiosi per un’eventuale diffusione del virus, se gestito con le dovute attenzioni e sanificazioni.

Burioni ne ha anche per i condizionatori. Chiaramente sono vivamente sconsigliati quelli che soffiano l’aria addosso al cliente (ma quello sempre aggiunge, e siamo d’accordo!) perché possono spingere più avanti eventuali molecole-virus. Diverso invece il caso di condizionatori efficienti che diffondono impercettibilmente freschezza nell’ambiente.

 

Insomma, via, ce la possiamo fare. Forse. Senza dimenticare i sostegni economici al settore, beninteso! Che ad oggi – ahinoi! – loro si che sono ancora nell’aria, e non c’è nessun condizionatore che li spinge…

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