La Rivoluzione dei Macchiaioli

A Pisa l’entusiasmante evoluzione e insieme rivoluzione dei Macchiaioli, che hanno dato vita a una delle più originali avanguardie nell’Europa della seconda metà del XIX secolo.

È la mostra I Macchiaioli, retrospettiva di oltre 130 opere, per lo più capolavori provenienti da collezioni private, solitamente inaccessibili, e da importanti musei come Uffizi, Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, Galleria d’arte moderna di Genova e GNAM di Roma, prodotta e organizzata da Fondazione Palazzo Blu e MondoMostre, con il contributo di Fondazione Pisa, a cura di Francesca Dini, esperta tra le più autorevoli di questo movimento.

Questo importante movimento pittorico è diventato popolare, arrivando a un pubblico più vasto, oltre cinquant’anni fa grazie all’ormai storica mostra di Forte Belvedere a Firenze. Sull’arte dei macchiaioli molto si è detto e rappresentato, senza mai però riuscire a restituire appieno quella visibilità internazionale che le spetta. E questo perché la competizione con l’Impressionismo francese, impostata come ineludibile dalla critica sin dai tempi di Roberto Longhi, ha fin qui impedito una lettura completa e autonoma della vicenda dei Macchiaioli.
Il termine fu coniato nel 1862 da un recensore della Gazzetta del Popolo, che così definì quei pittori che intorno al 1855 avevano dato origine a un rinnovamento in chiave antiaccademica della pittura italiana in senso realista. Partendo poi dall’elaborazione dei principi del realismo europeo formulati da Gustave Courbet e da Pierre-Joseph Proudhon e perfezionando lo strumento espressivo della “macchia” i Macchiaioli si avventurano sulla via della luce, dipingendo la realtà loro contemporanea, nella semplicità degli scenari naturali di cui avevano diretta esperienza.

A Palazzo Blu troviamo le opere “chiave” di questo percorso: da quel fatidico 1855, anno dell’Esposizione Universale di Parigi dove esplose definitivamente l’arte moderna, anno in cui, nel fiorentino Caffè Michelangelo, si ritrovavano Telemaco Signorini, Odoardo Borrani, Raffaello Sernesi, Giovanni Fattori, Adriano Cecioni, Cristiano Banti, Serafino De Tivoli, ai quali si uniscono il napoletano Giuseppe Abbati, i veneti Vincenzo Cabianca e Federico Zandomeneghi, il ferrarese Giovanni Boldini, il romagnolo Silvestro Lega, il pesarese Vito D’Ancona, il romano Nino Costa. Poi i grandi capolavori che raccontano le guerre d’Indipendenza durante l’epopea dell’Unità d’Italia, fino al 1870, in cui il movimento in quanto tale andò pian piano ad esaurirsi.

Pisa, Lung.no Gambacorti, 9 - 050 916 950 – lun-ven 10-19, sab-dom 10-20 - palazzoblu.it – fino al 26 febbraio

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